San Giovanni – La contesa

In questo articolo ti parliamo della Chiesa di San Giovanni di Sinis,

ma non sarà un articolo sulla sua bellezza e sulla sua unicità

No, no, parleremo di una aspra e simpatica contesa che la vede al centro del dibattito tra i parroci di Nurachi e Cabras per oltre due secoli.

Beh, se non conosci la storia, continua a leggere e stavolta abbiamo chiesto a una giovane donna di Nurachi di darci una mano per capire cosa realmente succede.

Prima di addentrarci nella diatriba, ecco qualche informazione storico-artistica:

La Chiesa di San Giovanni del Sinis ha origini paleocristiane e il suo primo impianto dobbiamo immaginarlo con una pianta a croce greca con una cupola centrale all’incrocio dei lati.

Lo spostamento della cattedrale dalla città di Tharros a qui, comportò una ristrutturazione della chiesa secondo lo stile romanico in vigore nella Sardegna nel XI secolo.

Era una chiesa di indubbia importanza per il regno di Arborea ma ora iniziamo con i dubbi?

Chi saranno stati i primi fedeli che partecipavano alle celebrazioni all’interno di questo scrigno?

abbiamo 3 ipotesi:

  • gli abitanti che pian piano stavano abbandonando Tharros?
  • coloro che vivevano nell’attuale abitato di Nurachi?
  • gli antenati dei cabraresi?

Oggi ti verrebbe da rispondere la terza opzione perché sappiamo che il territorio dove è presente la chiesa di San Giovanni di Sinis appartiene a Cabras dal punto di vista amministrativo ma… sarà vero?

Beh, abbiamo consultato diversi documenti e non abbiamo la risposta corretta però abbiamo una certezza:

nella chiesa officiano sia il sacerdote di Nurachi che quello di Cabras!

E nel corso dei secoli i due parroci si sono contesi la custodia delle chiavi con un fervore che non ha nulla da invidiare alle diatribe tra vicini.

Non sappiamo da quando andava avanti tutto ciò ma in un documento abbiamo trovato lettere risalenti al 1840 che fanno riferimento a un decreto del 14 maggio 1803 dell’arcivescovo Sisternes che già parlava di un accanimento dei presbiteri su un presunto diritto in questa chiesetta.

Chissà cosa accadde prima…

ma arriviamo a oggi e parliamo con Rebecca:

lei partecipa alle celebrazioni religiose, talvolta indossando l’abito tradizionale del suo paese, e abbiamo voltuo farle qualche domanda perchè siamo curiosissimi!

Quando iniziate i festeggiamenti?

I Festeggiamenti in onore di Sant’Agostino iniziano all’alba del 27 agosto. La giornata è scandita dai rintocchi delle campane e dai “guettus” – tipici canti devozionali della Sardegna – che ci risvegliano dal sonno e ci fanno incontrare al cospetto della nostra chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, a Nurachi.

Dopo la celebrazione, il parroco benedice il simulacro del santo e de “Is curridoris” – tradotto letteralmente sono i corridori, coloro che sorreggono il simulacro e lo portano di corsa verso la chiesetta di San Giovanni di Sinis – che da noi vestono rosso o bianco.

Inizia così la processione verso l’uscita di Nurachi accompagnata da campane che suonano a festa, fedeli che pregano e cantano “is guettos” e tutta la comunità che si prepara per 3 intensi giorni di festa (civile e religiosa).

Al termine della processione i fedeli spesso si avvicinano e baciano il simulacro come segno di buon auspicio e is curridoris si preparano per la corsa al grido di “Po Sant’Austinu!” – “per Sant’Agostino!”.

Una volta protetto il santo con un panno inizia la vera e propria corsa, approssimativamente alle 5 del mattino.

E prima di questa data? Come si prepara la comunità?

Ogni anno il comitato si impegna nelle varie feste paesane partecipando con chioschi per metter su il gruzzoletto (non così piccolo) per la grande festa.

Il Presidente cambia ogni anno e il passaggio di testimone (la bandiera) tra il presidente uscente e quello entrante eletto dal comitato avviene il x/xx.

E’ una giornata di festa per tutte le famiglie interessate e per gli amici di tutto il comitato, si balla accompagnati dalla fisarmonica, si brinda con vini locali e con i buonissimi dolci che sono generalmente preparati dalla moglie del presidente entrante.

Puoi immaginare poi il fermento che si respira in paese i giorni prima:

Si prepara l’alloro per la processione e per decorare i cancelli di tutte le vie del paese.

Hai presente le bandierine che si vedono in ogni paese? Beh si, le abbiamo anche noi ma alcune volte sono fatte a mano dalle abili mani di alcune signore.

Ah e poi ci si riposa sempre con un pranzo conviviale.

Ma a fine agosto festeggiate Sant’Agostino o anche San Giovanni?

Ad agosto festeggiamo Sant’Agostino mentre San Giovanni Battista, che è il nostro patrono, si festeggia in paese nel mese di giugno.

Ma, quando il santo viene riportato in paese, il 29 agosto, avviene un curioso e emozionante incontro: i simulacri di Sant’Agostino e San Giovanni Battista si incontrano e si salutano con un inchino, tutto grazie alla maestria di 8 curridoris – 4 per statua – che rendono la scena davvero molto suggestiva.

Abbiamo visto delle foto e abbiamo constatato che la processione si svolge con i piedi scalzi. Ci puoi dire qualcosa di più?

Guarda oggi i partecipanti indossano tutti le scarpe ma non escludo che nei tempi passati alcuni partecipassero scalzi a seconda della possibilità economica della famiglia di provenienza

Se non ricordiamo male il sacerdote di Nurachi possiede una casa accanto alla Chiesa di San Giovanni, giusto? E ci sono altri nurachesi che hanno casa qui?

Si esattamente!

La casa che appartiene al sacerdote di Nurachi è proprio quella accanto alla chiesa.

Talvolta veniva utilizzata anche per ritiri spirituali dei bambini che si preparavano ai sacramenti e questo lo ricordo perfettamente perché tra quei bimbi ci sono stata anche io.

Ma non è l’unica casa dove puoi trovare miei compaesani, anzi! Devo dire che qui a San Giovanni sono numerosissime le case di proprietà dei nurachesi e durante i giorni di festa si trasferiscono qui per assistere e partecipare a tutti i festeggiamenti in onore di Sant’Agostino.

Ci sai dire perché tra voi è così sentito questo culto?

È un festeggiamento profondamente sentito dalla nostra comunità, tramandato di generazione in generazione, e da sempre parte della nostra identità. Svegliarsi alle quattro del mattino, rinunciare a qualche ora di sonno per accompagnare il nostro Santo, è un’emozione che non si spegne mai.
E col passare degli anni si vedono quei bambini, un tempo spettatori, diventare adulti; e quegli anziani, che, nonostante l’età che avanza, continuano a mettersi in gioco, mossi da una devozione sincera.
Personalmente, ogni volta che sento gridare “Is Curridoris” all’arrivo a Nurachi, mi attraversa un brivido, qualcosa difficile da raccontare.

È in quel momento che tutto si ferma: la gente riunita a San Giovanni, che per noi Nurachesi è casa, le vie colme, le abitazioni aperte che vivono intensamente quei giorni di festa.
Io poi spesso decido di indossare l’abito sardo per accompagnare con fierezza il nostro Santo. Ti assicuro che raggiungere Cabras e sentirsi accolti dai “cabrarissusu”, che ci attendono affacciati alle finestre e lungo le strade, è davvero un mix indescrivibile di emozioni che nessuna parola riesce a trasmettere appieno.

Sono sensazioni che viviamo intensamente, forse perché sono insite in noi sin da quando siamo in fasce.

Beh, a questo punto… ci vediamo tutti a San Giovanni il 27 agosto ok?