La “stregoneria” in Sardegna

Streghe? Si si hai letto benissimo!

Se hai assistito a alcune nostre visite guidate sulla Sardegna, sicuramente avrai sentito nominare

la Majarza e la Coga.

Beh, spesso diciamo che la nostra meravigliosa Sardegna conserva un innato sincretismo religioso che forse affonda le sue radici in un’epoca lontana…

dove naturopati e litoterapeuti erano fondamentali nei piccoli contesti comunitari.

Figure che, purtroppo, saranno incriminate dalla perfida inquisizione che dal 1492 arrivo in Sardegna sotto il regno Catalano-aragonese.

E oggi?

Beh oggi abbiamo diversi paesi, più o meno grandi, che hanno ben pensato di raccontare l’Inquisizione in Sardegna concentrandosi non solo sugli eretici o su chi – ahimè – era perseguitat perché contro il potere centrale, ma sulla figura dell’uomo e della donna che avevano una conoscenza enciclopedica delle nostre erbe e delle loro proprietà taumaturgiche e sulle proprietà energetiche e curative delle pietre.

Se vuoi conoscere qualcosa in più su queste persone che venivano definite streghe/stregoni, segnati in mappa Aritzo, Castelsardo e Bidonì perché hanno dei musei super interessanti in merito.

Se prosegui la lettura di questo articolo, vogliamo raccontarti qualche curiosità e qualche aneddoto su queste figure ancora così misteriose.

Prima però due cenni sull’Inquisizione:

In Sardegna, il Tribunale dell’Inquisizione fu istituito nel 1492, con la nomina del primo inquisitore del regno di Sardegna, Sancho Marin, da parte dell’inquisitore generale Tomás de Torquemada.

La prima sede del tribunale era a Cagliari, ma nel 1563 fu spostata a Sassari, sotto la guida dell’inquisitore Diego Calvo nel castello aragonese (distrutto nel XIX secolo).

Ma perché nasce?

Per tutelare l’ortodossia della fede, per combattere le infiltrazioni giudaiche e islamiche, e per opporsi all’eresia protestante.

Se da una parte si legge di condanne gravi sino al rogo, dall’altra non si parla di condannati alla pena capitale. Quale sarà la verità?

Ma non siam qui a risolvere questo enigma.

Questo articolo nasce

  • per parlare di queste affascinanti donne (ma c’è anche qualche figura maschile) la cui unica colpa era non essere simpatiche a qualcuno del paese e per timore delle sanguinose e cruente torture ammettevano addirittura di aver giaciuto col diavolo…

e questo ti può far capire quanto potessero terrorizzare le pratiche degli inquisitori che non avevano limiti di efferatezza.

  • per far due domande a una donna per noi molto importante: Donna J

Tra le donne più famose perché accusate dal tribunale dell’Inquisizione in Sardegna, ricordiamo

Caterina Curcas e Giulia Carta ovviamente!

Caterina Curcas di Castelsardo fu processata nel 1577 per aver incontrato il diavolo e fu condannata a un anno di carcere presso l’ospedale di Sassari e all’esilio perpetuo dalla diocesi di Civita-Ampurias.

Giulia Carta, di Mores, fu arrestata nel 1596 e la sua colpa era quella di conoscere le cure per le malattie attraverso l’uso di erbe tradizionali e di produrre amuleti per proteggere dal male.

e oggi? Esistono ancora queste figure o è solo mitologia?

Andiamo di sincerità: noi conosciamo diverse donne che praticano delle preghiere per togliere l’occhio ai malcapitati (il team della Sea Wreck per esempio) e abbiamo pensato di fare due domandine alla nostra majarza di fiducia che, per privacy chiameremo Donna J.

Museo dell'Inquisizione in Sardegna

Donna J, chi ti ha insegnato tutto ciò che c’era da sapere sulle pratiche per togliere l’occhio?

Beh per me è una tradizione che ci stiamo tramandando in famiglia. Io ho ereditato questo sapere direttamente da mia mamma.

Perché hai deciso di prendere questo “fardello”?

é una cosa che sentivo e sento tutt’ora dentro. All’inizio volevo approfondire le varie pratiche perchè mi sono sempre sentita portata e da quel momento ho deciso di continuare la tradizione di famiglia

Che sensazioni provi quando aiuti le persone togliendo loro le energie negative?

Guarda a me piace fare del bene alle persone e saper di poter essere d’aiuto credo sia la spinta che mi porta a continuare senza indugi.

Beh, questa è la conferma che passato e presente sono sempre insiti nella nostra quotidianità. Nonostante inquisizioni e torture, o minacce di torture, la nostra terra è riuscita a conservare e proteggere questi riti ancestrali ben radicati nel Medioevo e tramandati sino a oggi.

WOW!